La Distorsione di Ginocchio nella Pallavolo

I leader della riabilitazione nella Pallavolo

La Distorsione di Ginocchio nella Pallavolo

Stavo atterrando da muro e ho sentito CRAC al ginocchio!

Sembra una frase già sentita? Verosimilmente siamo di fronte al più tipico caso di distorsione di ginocchio nella pallavolo.

 

Come può Avvenire il Trauma?

La distorsione di ginocchio può avvenire in diversi modi:

 

  • Con movimento rapido laterale con piede fisso a terra e rotazione busto e bacino (ad esempio, uno spostamento a muro)

 

  • In discesa da un salto quando si atterra in modo brusco con il ginocchio ruotato verso l’interno

 

  • Con una situazione da trauma diretto, ad esempio quando hai il piede fisso a terra ed un compagno ti cade sopra al ginocchio durante una azione di gioco (raro, eh, ma ne ho visti almeno un paio...)

 

Le strutture anatomiche maggiormente interessate sono i legamenti che proteggono l’articolazione del ginocchio, primo fra tutti il Legamento Crociato Anteriore (LCA).

 

I 3 Gradi della Distorsione di Ginocchio

Le distorsioni di ginocchio possono essere classificate in 3 gradi:

 

  • Grado I – legamenti stirati senza lesione, gonfiore diffuso, il ginocchio però rimane stabile. Di solito non si ha la sensazione di “cedimento”.

 

  • Grado IILCA parzialmente lesionato, gonfiore più importante, sensazione di instabilità del ginocchio anche durante le attività della vita quotidiana, dolore aumentato dai test di instabilità del ginocchio.

 

  • Grado IIIrottura completa del legamento, il gonfiore può essere evidente come non essere presente, il ginocchio è completamente instabile, comparsa di emartro (sangue all’interno dell’articolazione) entro le 2 ore dal trauma. Solitamente non si riesce ad estendere completamente il ginocchio.
    Questo ultimo caso è solitamente di interesse chirurgico.

 

Cosa fare in questi Casi?

La prima cosa da fare sul campo è cercare di non caricarlo e mettere del ghiaccio immediatamente per contenere il gonfiore che si forma dopo il trauma.

 

Se a bordo campo è presente del personale formato (medico, fisioterapista, massoterapista, allenatore) si può subito praticare un bendaggio elastocompressivo per stabilizzare l’articolazione e contenere ulteriormente il gonfiore.

 

In questo video scopri come applicare in maniera sicura un bendaggio all'ossido di zinco e di come gestire il rinforzo con bendaggio elastocompressivo.

 

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Il Protocollo P.O.L.I.C.E.

Una volta a casa si dovrà mettere in atto il protocollo P.O.L.I.C.E.:

 

P.O.L., che significa

 

  • Protection (bendaggio o tutori), e

 

  • Optimal Loading (carico ottimale), è evoluzione del vecchio protocollo R.I.C.E. che sostituisce la R di REST (riposo).

 

Attraverso quindi (se serve) l’uso di stampelle,  è necessario favorire un’iniziale attività muscolare che aiuti il drenaggio del liquido dalla zona di trauma. I muscoli tramite la loro contrazione “spremono” l’edema che si è depositato convogliandolo verso le aree di smaltimento.

Al fine di favorire il drenaggio del liquido, armi valide sono senz’altro:

 

  • l’idrokinesi terapia (fisioterapia in acqua), per i motivi ben descritti in questo articolo 

 

  • l’applicazione di bendaggio tipo kinesiotape drenante, che favorisce il riassorbimento del liquido sfruttando il movimento attivo 

 

  • la presso terapia: uno strumento molto utile sia per un defaticamento, sia per potenziare gli effetti drenanti della fisioterapia 

 

La pressoterapia è un utile alleato nella lotta agli edemi degli arti inferiori, sia generalizzati che localizzati

 

I.C.E. invece sta per:

 

  • Ice (ghiaccio): il ghiaccio è importante nella fase iniziale (48-72h) per cercare di contenere il gonfiore al ginocchio, meglio se utilizzato più volte per breve periodo (10’ circa) nell’arco della giornata piuttosto che una sola lunga applicazione.

 

  • Compression: il bendaggio elastocompressivo aumenta l’effetto del ghiaccio.

 

  • Elevation: l’elevazione dell’arto quando si è in posizione di riposo aiuta il defluire del liquido dall’area del ginocchio verso le zone di drenaggio.

 

Qual è il Passo Successivo?

Previa valutazione del medico ortopedico, che si sarà accertato che il trauma non sia di interesse chirurgico, si può iniziare la riabilitazione.

 

Durante la valutazione è importante testare la stabilità dell’articolazione e capire l’esatto meccanismo del trauma.

 

La risonanza magnetica è bene farla in sospetto di lesione del LCA, per stimare l’entità del danno ed escludere o includere eventuali lesioni meniscali o danni collaterali. Meglio non farla nelle immediate 48 h in quanto il gonfiore potrebbe annebbiare la corretta visione di quello che è successo.

 

Nella prima fase della riabilitazione (7 - 10 giorni) si dovrà porre attenzione al recupero della mobilità completa e della riduzione al minimo dell’infiammazione tramite terapia manuale, terapie fisiche (tecar, terapie caldo/freddo), esercizi isometrici e tape. In questa fase, si potrà arrivare al progressivo abbandono delle stampelle.

 

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Gli Esercizi di Rinforzo

Una volta completata questa fase ci sarà l’introduzione di esercizi di rinforzo attivo che permettono di sviluppare nuovamente la forza dei muscoli che mobilizzano il ginocchio e le articolazioni vicine, ad esempio

 

 

  • semisquat

 

  • trasferimenti di carico

 

  • stimolazioni del quadricipite

 

È importante che l’esercizio inizialmente sia ben dosato per non eccedere con il carico e tornare nuovamente in fase infiammatoria.

 

Ilaria Spirito, pallavolista di Serie A1, mentre esegue uno squat senza sovraccarico presso il nostro studio

 

Nello stadio iniziale di riabilitazione della distorsione di ginocchio, soprattutto se c’è lesione del LCA, sono da preferire gli esercizi in catena cinetica chiusa, ovvero dei movimenti dove l’estremità terminale dell’arto (il piede) è fissa a terra o a un oggetto che non si muove (es: leg press o squat). Questi esercizi hanno il compito di:

 

  • Aumentare la stabilità del ginocchio

 

  • Minimizzare le forze di taglio in modo da ridurre inizialmente lo stress del LCA

 

  • Allenamento combinato di forza e coordinazione

 

Mano a mano che la situazione viene ripristinata, si introducono esercizi propedeutici al volley, esercizi di propriocezione (stabilità del ginocchio nei movimenti attraverso appoggi destabilizzanti), di distribuzione del carico, di salto, di fondamentali (squat-bagher ecc.).

 

A quando il Ritorno in Campo?

Ovviamente dipende dal grado di trauma. In generale per tornare a giocare

 

  • non bisogna avere limitazioni funzionali dell’articolazione: significa che il ginocchio deve muoversi esattamente come quello non infortunato (estensione e flessione complete)

 

  • il ginocchio deve essere in grado di resistere allo stress del salto

 

  • la forza muscolare dovrebbe essere comparabile a quella dell’arto sano

 

Se è Successo una Volta può Succedere Ancora?

Bisogna considerare che è difficile fare prevenzione su un infortunio simile, perché i meccanismi di trauma sono molteplici.

 

Si può però porre l’attenzione su fattori di rischio che possono concorrere nell’avvenire dell’infortunio:

 

Alcuni sono non modificabili. Ad esempio, il sesso femminile, a causa di fattori intrinseci fisiologici e anatomici (ciclo mestruale, lassità legamentosa..) è più soggetto a questo tipo di infortuni.

 

Altri fattori, invece, sono stati identificati come modificabili, come ad esempio

 

  • la posizione dinamica del ginocchio (ginocchio valgo-dinamico)

 

  • la stabilità del tronco e del bacino, in particolar modo nelle fasi di salto e di atterraggio.

 

I Programmi di Screening

Diventa quindi fondamentale introdurre nell’allenamento programmi di screening degli atleti ed esercizi che stimolino il controllo del gesto, attraverso lavori di equilibrio, pliometria e forza, combinando nell’esercizio queste caratteristiche.

 

Se vuoi sapere quali sono i criteri di screening che usiamo noi di Volley Clinic per identificare i soggetti più a rischio di problematiche al ginocchio, compila il form qui sotto e richiedi una consulenza (anche via Skype)!

 

     

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    Agnese Faini
    Agnese Faini
    Laureata in fisioterapia nel 2014 presso l’Università degli studi dell’Insubria di Varese. 
    Ho proseguito la formazione in terapia manuale conseguendo il Certificate of Orthopaedic Manual Therapy (Manual Concepts - 2015).
    Appassionata di sport a 360 gradi (runner e triatleta a livello agonistico) ho cercato di fare della mia passione il mio lavoro indirizzando i successivi corsi di formazione verso l’ambito sportivo,in particolar modo sulle tematiche di:

    lesioni muscolari e tendinee nel paziente sportivo, dall’infortunio al ritorno in campo
    Allenamento Riabilitativo, esercizio attivo dosato sul paziente
    Prevenzione e Infortuni nel runner
    Clinical Pilates - la pratica del Pilates associata a comuni disturbi della colonna vertebrale

     

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